La capacità di trasferire dati da una parte all’altra del globo in pochi secondi e l’universo di risorse digitali più che una rivoluzione destinata a soppiantare la rivoluzionaria scoperta della stampa come annunciato da alcuni, per ora è una rivoluzione per l’organizzazione di biblioteche e centri di documentazione per far fronte alle nuove esigenze. In particolare è necessario affrontare la fornitura dei servizi, a seguito di collaborazioni tra biblioteche attraverso consorzi e accordi, la concentrazione aziendale, i cambiamenti cui è soggetta la proprietà intellettuale, l’affermarsi dell’informazione come prodotto commerciale, l’accesso e la conservazione di tali prodotti.

 

Accesso alle collezioni digitali

L’accesso alla biblioteca digitale, inteso come servizio, dovrebbe consentire tre funzionalità primarie per l’utente:

  • scorrimento per liste: navigare attraverso gli indici della biblioteca per identificare e localizzare le risorse, riproducendo in ambiente digitale la possibilità per l’utente di ricercare in una collocazione a scaffale aperto che permette di individuare anche documenti di cui non si conosce l’esistenza, ma che possono essere utili allo scopo. Per permettere questo tipo di navigazione la collezione digitale deve essere organizzata per argomento o tipologia del documento o altri criteri utili alla mission della biblioteca stessa e alla sua utenza.
  • interrogazione del sistema: identificare un particolare documento attraverso le caratteristiche note, entro un catalogo, magari attraverso un motore di ricerca dedicato. Questo tipo di ricerca comporta per l’utente un minimo di familiarità con il linguaggio di information retrieval e al curatore dell’infrastruttura la descrizione delle informazioni basilari per il corretto funzionamento degli strumenti di ricerca messi a disposizione.
  • navigazione ipertestuale tra metadata e documenti primari attraverso link tra un documento e un altro o link per attivare scorrimeno per liste o interrogazioni del sistema.[1]
  • visualizzare e utilizzare i documenti posseduti dalla biblioteca digitale attraverso la mediazione della biblioteca per la fornitura del documento digitale, la gestione dei diritti e l’accesso stesso alle risorse attraverso la stazione di lavoro dell’utente senza che questi abbia percezione della dislocazione delle risorse visionate
  • Infine, per garantire l’utilità e la funzionalità della biblioteca digitale ad ogni utente dovrebbe corrispondere un identificativo in modo da conoscerne il profilo e facilitare l’accesso alle risorse spesso distribuite in più collezioni digitali.

L’accesso alla biblioteca digitale può avvenire:

  • Online, da casa o da postazione preposta, magari in biblioteca o centri appositi, prevedendo per entrambe le modalità la possibilità di incontrare condizioni al servizio, da registrazioni a tarifazzioni.
  • Online, via rete locale, con accesso consentito solo da terminali collegati fra loro e posti a breve distanza dal server che ospita le collezioni.
  • Offline, la biblioteca digitale in questo caso è accessibile solo in porzioni di memorie, da postazioni fisse di una biblioteca tradizionale.

Gli accessi alla collezione digitale possono essere molteplici, in virtù di accordi con editori o tipologia di utenti, il caso più frequente è l’accesso libero ad opere digitalizzate non coperte da diritto d’autore e la richiesta di identificazione, o accesso limitato per le altre risorse informative, in particolare e-journals.

I servzi che una biblioteca digitale offre ai propri utenti sono ancora una volta i servizi essenziali della biblioteca trasposti in ambiente elettronico. Dal tradizionale reference service o servizio di ricerca dell’informazione bibliografica che permette agli utenti di soddisfare i propri desideri informativi attraverso, Virtual Reference Service, o servizio di assistenza a diversi livelli, dall’orientamento alle indicazioni bibliografiche non tralasciando l’istruzione dell’utente remoto per un miglior utilizzo degli strumenti di ricerca, come indici e repertori attraverso l’allestimento di una Virtual Reference Desk, o servizi di assistenza personalizzata tramite posta elettronica o le più sofisticate virtual reference software che integrano attività di front office con quelle di back office.

Altri servizi all’utente nati in biblioteche ibride sono il servizio di Print on demand, stampa controllata dalla biblioteca o dall’editore per un prodotto tipografico a richiesta, ed il prestito, che deve essere gestito dalla biblioteca, interprete della legislazione riguardante copyright e documenti digitali, in modo da poter definire anche le modalità di fornitura di documenti, DD, Document Delivery, la cui gestione da parte delle biblioteche digitali è strettamente legata alle problematiche relative al copyright.

Accanto a questi servizi “tradizionali”, l’ambiente elettronico può favorire altri servizi come la gestione dei documenti digitali per particolari categorie di utenti come gli studenti, servizi di Data mining o KDD, Knowledge discovery in databases, per la ricerca semi-automatica dei documenti.

La biblioteca digitale è inoltre in grado di fornire servizi personalizzati grazie al profilo utente che permette un costante monitoraggio dell’uso della collezione e una disseminazione dell’informazione automatizzata la cui efficacia risiede soprattutto nei termini di ricerca preimpostati, facilmente verificabile in base alla quantità di informazioni recuperate.[2]

 

Repertori di collezioni digitali
Paradossalmente la molteplicità della biblioteche digitalizzate realizzate ha reso essenziale il servizio di filtro alle collezioni digitali disponibili, da parte delle biblioteche stesse o come servizio autonomo, come i repertori, in questo modo l’attività del bibliotecario non è più solo filtrare l’informazione disponibile, ma costruire strumenti per rendere utile l’informazione disponibile.[3]

Digital Iniziatives Database, realizzato da ARL, progetti realizzati in ambito bibliotecario e accademico entro le istituzioni accademica o di ricerca statunitensi.

Directory of Electronic Text Center, del CETH, per progetti di biblioteca digitale curato da Mary Mallery.[4]

Projects Using the TEI, raccoglie le esperienze di biblioteche digitali in base al codice usato.[5]

Academic Project and Applications, curato da Robin Cover per le applicazioni delle tecnologie SGML in ambito scientifico.[6]

Berkley Digital Library SunSITE, proposta di fornitura in ambito tecnico logistico per favorire lo sviluppo della biblioteca digitale oltre al repertorio generale di biblioteche.[7]

Metacataloghi

The Online Books Page, di Mark Ockerbuom dell’Università della Pensilvania, per la ricerca di opere in lingua inglese disponibili gratuitamente in internet, inoltre contiene repertori di biblioteche e archivi generali e progetti di editoria elettronica.[8]

Alex Catalogue of Electronic Texts, di Eric Lease Morgan, è un archivio indipendente, è possibile consultare la copia locale, fare ricerca per parola all’interno, generare PDF o e-book.[9]

Cooperazione

Anche per la fornitura dei servizi all’utente, così come per la creazione e gestione della collezione e la progettazione dell’infrastruttura è auspicabile la cooperazione tra diverse biblioteche o istituzioni che propongono iniziative come la biblioteca digitale, per progettare coerenti progetti di digitalizzazione, politiche di acquisto e strategie di conservazione.

La biblioteca digitale intesa come sistema cooperativo è determinata dalla tipologia di biblioteca cui afferisce:

  • per università e istituti di ricerca è solitamente concentrata su l’editoria elettronica, l’acquisizione di licenze e produzione di documenti per la comunicazione scientifica.
  • per istituzione della memoria è centrale un programma di digitalizzazione, dalla selezione alla gestione dei documenti digitali tramite metadata.

Nei casi di cooperazione la condivisione della collezione potrebbe non coincidere con la condivisione dell’utente e dar vita a collezioni con modalità di accesso diverso, in cui progetti di digitalizzazione di parte del patrimonio sono rese gratuitamente accessibili per una utenza remota con richieste diverse dall’utenza interna della stessa biblioteca digitale.[10]

La formazione e lo sviluppo della collezione digitale da parte di una biblioteca impone dei costi aggiuntivi per questo le biblioteche scelgono la strategia della cooperazione per condividere le risorse in Rete, come CILEA[11] e CASPUR[12] anche attraverso un’interfaccia condivisa. Per molti di questi consorzi c’è un coordinatore di lista, per l’Italia ad esempio è BURIONI per il consorzio italiano INFER.[13] Sono importanti anche le alleanze con produttori e fornitori che oggi propongono servizi disponendo del proprio materiale.

Proprietà intellettuale e diritti connessi

Il tema del diritto d’autore ed altri temi legali sono frequentemente dibattuti a livello internazionale da quando l’introduzione del media digitale ha investito il campo giuridico, in particolare in relazione alla percezione di bene immateriale, quale è appunto la proprietà intellettuale. Tale percezione varia dal contesto giuridico, il quadro normativo vigente in Italia è denominato sistema latino-germanico ed inteso a tutelare forma e contenuto, differente dal sistema anglosassone, in cui la legislazione concernente il copyright si concentra maggiormente sul contenuto.

In Italia la proprietà intellettuale dell’opera è sancita dalla legge n. 633 del 1941, aggiornata da leggi e decreti che dagli anni Novanta tentano di introdurre la vecchia legge nel nuovo contesto informatico e telematico (es. legge n. 248/2000) oggi ricomposte sul sito dirittodautore.it.

Le norme sul diritto d’autore hanno come fondamenta il riconoscimento di diritti morali ed economici sull’estensore dell’opera d’ingegno. Di questi, i diritti morali sono inalienabili, mentre quelli economici possono essere ceduti a terzi che ne divengono titolari a tutti gli effetti. A questi principi generali di salvaguardia dei diritti dei titolari del bene, coesistono eccezioni per la salvaguardia dell’accesso all’informazione nell’interesse collettivo.

Alcune caratteristiche del mezzo digitale, come facilità di duplicazione dell’opera e malleabilità del documento, si contrappongono alla fissità del testo su cui si basano le leggi attuali e richiedono una maggior specificità volta a definire i confini del “dualismo” del diritto d’autore che vede coinvolte le biblioteche.

Nello specifico, gli interventi sulla legge 633, che riguardano le biblioteche sono:

  • la durata temporale della protezione sui diritti d’autore, passata da 50 a 70 anni con la L. 52/96, da direttiva UE 93/98.
  • il diritto di noleggio e di prestito considerati a fini esclusivi di promozione culturale o studio personale senza fini di lucro sono regolati da D. lgs. 685/94.
  • l’ampliamente delle opere d’ingegno creativo che devono essere protette, come elaboratore e basi dati e del diritto sui generis che tutela colui che ha costituito la banca dati, con D.lgs. 169/99 che attua la direttiva UE 91/250.
  • per finalità didattiche o scientifiche sono consentite deroghe alle norme su banche dati e connesse, applicabili anche alle attività di biblioteca.

Di maggior interesse per le biblioteche sono le modifiche relative alle utilizzazioni libere introdotte dalla L. 248/2000 in cui l’equo compenso per le riproduzioni pone gravi limiti alle funzioni bibliotecarie.[14]

La globalizzazione della comunicazione scientifica attraverso la Rete ha reso necessaria la ricerca di un’armonizzazione delle diverse legislazioni nazionali, avviata dalla Convenzione di Berna del 1886, aggiornata nel 1971 a Parigi, fondamento dell’organizzazione non governativa per l’armonizzazione, promozione e protezione dell’opera intellettuale, WIPO, World Intellectual Property Organization,[15] OMPI per l’Italia, Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale.

La conoscenza della legislazione su tale diritto è necessaria per pianificare l’utilizzo e la distribuzione dell’informazione, e sul piano tecnologico per costruzione di banche dati, strumenti per la didattica e pagine web. [16]

La questione del diritto d’autore in continua evoluzione in particolare in ambiente elettronico è centrale nella formazione e gestione della biblioteca digitale, per fornire servizi gli utenti e cooperare con altre biblioteche nel rispetto delle leggi.(Un punto d’incontro tra tecnologia e sistema dei diritti è ECMS, Electronic Copyright Management Systems all’attenzione dell’IFLA).

In particolare gli aspetti che coinvolgono maggiormente la biblioteca digitale sono il progressivo aumento della produzione di documentazione elettronica ed alla possibilità di connessione di questi con contenitori di altro tipo attraverso l’ipertestualità reticolare, la facilità con cui la documentazione in formato digitale può essere copiata, modificata e trasferita. Il problema riguarda soprattutto le opere digitalizzate che necessitano di una previa autorizzazione di chi detiene i diritti, questione spesso disattesa, mentre è necessario prevedere la regolamentazione attraverso licenze. Tali licenze d’uso sono frutto di negoziazione tra biblioteche e chi detiene i diritti legali, autori, editori, curatori e spesso rintracciare tutti gli autori diviene dispendioso in termini di tempo e denaro, così come la difficile concertazione delle differenti legislazioni nazionali, Comunitarie e internazionali in materia.

 A fronte dei problemi brevemente sopra illustrati è comprensibile che le scelte dei progetti di biblioteca digitale ruotino intorno a digitalizzazioni di opere non più coperte da diritto d’autore e quindi facilmente riproducibili, non è un caso infatti che i primi e a tutt’oggi più corposi progetti di biblioteca digitale afferiscano al campo delle discipline umanistiche, in particolare Letteratura e Filologia.

Lo sviluppo della biblioteca digitale è quindi strettamente legato alla definizione di leggi e indicazioni atte a regolare la contrattazione del copyright per garantire l’accesso alle risorse, in particolare alla comunità scientifica internazionale.[17]

In attesa di equiparazione tra beni immateriali analogici e digitali, la legislazione europea si è arricchita di una preziosa Direttiva sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione del 2001[18] conosciuta come la “Sesta direttiva”, che riconosce agli stati membri la possibilità di prevedere eccezioni ai diritti di riproduzione ai fini una comunicazione accessibile ad un maggior numero di persone, per favorire la comunicazione scientifica e facilitare l’accesso all’informazione ai disabili.[19] Direttiva di difficile ricezione per il sistema latino-germanico che inserisce la proprietà intellettuale ed i diritti connessi in un contesto commerciale, in cui le biblioteche difficilmente trovano lumi per la distribuzione e diffusione dell’informazione accessibile al maggior numero di utenti rispettando i diritti degli attori della filiera editoriale. Per le biblioteche si rende dunque necessario affidarsi alla consulenza di esperti, in campo giuridico e digitale in ambito bibliotecario, ed attenersi ad alcune raccomandazioni come la verifica dei diritti di autori ed editori prima di procedere alla digitalizzazione o commercializzazione dei propri fondi, citare per intero le fonti delle digitalizzazioni reso disponibile sulle proprie pagine web, rispettare le clausole dei contratti stipulati con editori o fornitori e trasmettere ai propri utenti i limiti connessi al diritto d’autore, in particolare in ambiente digitale.[20]

Infine, la personalizzazione del servizio e la necessità di conoscere il profilo dell’utenza devono rientrare nel rispetto della legislazione vigente in tema di privacy per memorizzare e conservare i dati personali dell’utente e per il loro trattamento.[21]

Uno snodo cruciale per il futuro delle biblioteche digitali sono certamente i sistemi per la gestione dei diritti ed il controllo degli accessi come dimostrano i vari progetti comunitari degli ultimi anni, dal capostipite CITED (1990-1993), Copyright In Trasmitted Electronic Documents, a IMPRIMATUR, Intellectual Multimedia Property Rights Model and Terminology for Universal Reference, (concluso nel 1998) o CANDLE, Controlled Access to Network Digital Libraries in Europe, ai più recenti ECUP, European Copyright User Platform, (1996-1998) e la prosecuzione TECUP. L’esperienza di questi  progetti, rivolta alle problematiche del copyright per la comunità bibliotecaria e in particolare alla gestione delle eccezioni al diritto d’autore in ambito bibliotecario sono state raccolte dall’iniziativa EBLIDA, European Bureau of Library, Information and Documentation Associations[22].[23]

 


[1] Ridi, [2004], p. 30.

[2] Ridi, [2004], p. 17-19.

[3] Gargiulo, [2005].

[4] CETH – Directory of Electronic Text Centers, [2003-2005]

[5] Projects using the TEI, [1996-2005].

[6] Cover Pages: Academic Applications, [1998-2005].
[7] Berkeley Digital Library SunSITE, [ -2005].
[8] The Online Books Page, [1993-2005].
[9] Alex Catalogue of Electronic Texts, [1994- 2005].

[10] Questa la considerazione di Anna Maria Tammaro in Salarelli-Tammaro, [2000], p. 149 per il progetto American Memory della Library of Congress, ma si può estendere a biblioteche esclusivamente digitali in cui le collezioni possono essere destinate ad utenti diversi e con diverse modalità di accesso.

[11] Cilea – Consorzio Interuniversitario Lombardo per l’Elaborazione Automatica, [2003-2005].

[12] CASPUR-Consorzio interuniversitario per le Applicazioni di Supercalcolo per Università e Ricerca, [1992-2005].

[13] INFER, [1999-2005].
[14] Mandillo, [2001], p. 211-218.
[15] WIPO – World Intellectual Property Organization, [1998-2005].
[16] De Robbio, [2001a], p. 73-92.
[17] De Robbio, [2003d].

 [18] Approvata dal Parlamento europeo il 14 febbraio del 2001 e dal Consiglio il 9 Aprile, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale: Direttiva 2001/29 in G.U. CE n. L. 167 del 22 giugno 2001.

[19] De Robbio [2001a], p. 93-108.

[20] Ridi [2004], p. 34-36.

[21] La legge sulla privacy n. 675/1996 è stata abrogata e contestualmente sostituita dal 01/01/2004 dal Codice della privacy, d. lgs.30 giugno 2003, Garante per la protezione dei dati personali,[2000(?)-2005].

[22] Eblida, [1998-2005].

[23] Bardi, [1999], p. 28-36.

 

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La Storia in BIT diStefania Manni è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://www.storiadigitale.it/book/la-storia-bit.

A proposito dell'autore

Laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Storia e in Archivistica e biblioteconomia, si interessa di ricerca e valutazione delle risorse web per gli Studi Storici, progettazione e promozione della conoscenza storica attraverso le nuove tecnologie.

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