Salerno, ricordata nel VII secolo come castrum,[1] assunse il ruolo di capitale dell’omonimo principato dopo la divisione dell’antico ducato di Benevento nell’849.

Le notizie del castro romano prima di questa data sono poche e contraddittorie. Paolo Diacono elenca Salerno tra le opulentissime urbes della Campania al momento della conquista longobarda, anche se questa era forse la situazione che si presentò ai suoi occhi quando raggiunse Benevento con il suo signore Arechi II (758-787).[2] PD. HL TEXT Al contrario, Procopio di Cesarea disegna un quadro drammatico della situazione di abbandono e miseria in cui versavano le campagne dell’Italia meridionale dopo la rovinosa Guerra gotica (535-559) di cui egli stesso fu testimone.[3]

Qualche notizia più precisa si ha solo dopo il 774, anno in cui iniziarono i lavori arechiani destinati a cambiare il volto del luogo. L’allestimento dei cantieri salernitani segue di qualche anno l’attività edificatoria già avviata da Arechi II nella capitale Benevento. Gli interventi nei due centri sono analoghi: la costruzione di un palazzo, di una chiesa e di mura difensive. A Salerno per queste ultime fu sfruttato lo scheletro dell’antica fondazione romana, all’origine forse della scelta del sito da parte del duca beneventano. La tesi della città fortezza è inaugurata da Erchemperto, che attribuisce l’iniziativa arechiana alla preoccupazione di un’aggressione franca contro il ducato meridionale. Questa, infatti, secondo il cronista, determinò la scelta di un sito già dotato di difese e con una via di fuga verso il mare.[4] ERCH. TEXT

Effettivamente tale fu la sua funzione all’indomani della caduta del regno longobardo nelle mani di Carlomagno, quando, nel 786, Arechi II ed il suo seguito si rifugiarono nella nuova fondazione alla notizia della spedizione meridionale del sovrano carolingio.

Nel mutato contesto ideologico e politico, dominato dalla caduta del regno e dall’assunzione della dignità principesca da parte di Arechi, la costruzione del palatium e della chiesa di San Salvatore potrebbero però far parte di un progetto più ampio che non il semplice restauro di una fortezza, come conferma la stessa chiesa voluta da Arechi II nel momento in cui accolse la sua salma e quella del suo primogenito. Una chiesa palatina, quindi, quella di San Salvatore di Salerno, che induce ad attribuire ad Arechi II la volontà di dare una nuova capitale alla sua progenie, destinata nei suoi progetti a governare il nuovo principato.[5]

 Salerno capitale

Salerno centro storicoIl primo principe di Salerno, all’indomani della divisione del principato voluta da Ludovico II, fu Siconolfo (847-849). Egli stesso chiese l’aiuto del re d’Italia tramite il cognato Guido, conte di Spoleto, da tempo nell’orbita franca. Ludovico intervenne nell’849, ponendo fine a dieci anni di lotte interne al principato longobardo che avevano aperto la strada alle scorrerie arabe, chiamate inizialmente dalle due fazioni per rafforzare i propri eserciti. La perdita del controllo sulle truppe di mercenari musulmani spinse i due contendenti a richiedere l’intervento del re franco come super partes, per porre fine allo sfacelo causato dallo scisma politico della Langobardia minor, che nell’846, aveva investito anche i territori soggetti all’autorità pontificia con il sacco delle chiese dei SS. Pietro e Paolo fuori Roma.[6]

I dieci anni (839-849) in cui si consumò il conflitto per la successione al principato videro l’affermarsi di Salerno come centro politico. Il palazzo e le mura arechiane, che avevano dato al castrum dignità di città, furono popolate da una parte dell’aristocrazia beneventana che alla morte del principe Sicardo (832-839) non riconobbe come proprio rappresentante Radelchi, il tesoriere del principe defunto. Questa parte di aristocrazia, fedele al principio ereditario del potere, si rivolse allora a Siconolfo, fratello di Sicardo, esiliato a suo tempo dallo stesso principe che vedeva in lui una minaccia per la reggenza.

Una volta riconosciuto come principe di Salerno da Ludovico II, Siconolfo associò al potere il proprio figlio Sicone, affermando il diritto dinastico anche nella nuova capitale.

La prematura scomparsa di Siconolfo, avvenuta lo stesso anno, lasciò il principato nelle mani del suo giovane erede, sotto la tutela del padrino Pietro, come si legge nell’intestazione delle carte cavensi tra il marzo dell’852 ed il maggio dell’855. In questi anni il rector Pietro, pur non usurpando il potere del piccolo principe, manovrò abilmente, sino ad associare al trono il figlio Ademario, come dimostra la documentazione relativa agli anni 854 e 855 in cui compaiono i nomi dei tre reggenti. Solo dall’856 figurano gli anni di governo del solo Ademario il cui principato fu riconosciuto dall’imperatore franco, lo stesso Ludovico II che solo sette anni prima aveva legittimato il governo di Siconolfo.

Il nuovo principe di Salerno, nell’861, tentò di affermare il primato della propria famiglia anche all’interno delle istituzioni ecclesiastiche nominando vescovo il fratello Pietro senza alcuna elezione, scatenando così la reazione degli oppositori interni.[7] Infatti, proprio le eccessive ambizioni accentratrici di Ademario ne dettarono l’assassinio avvenuto quello stesso anno per mano di alcuni nobili salernitani.

 

 


 

[1] P. DELOGU, Mito di una città meridionale (Salerno sec. VIII-XI), Napoli 1977, pp. 36-38.

[2] PD. HL, l. II, c.17.

[3] PROCOPIO di CESAREA, La guerra gotica, a cura di D. Comparetti, voll. I-III, Roma 1895-1898 (Fonti per la storia d’Italia), l. II, c. 3.

[4] Erch., c. 3, p. 243: “ et ut ita dicam Francorum territue metu, inter Lucaniam et Nuceriam urbem munitissimam et praecelsam in modum tutissimi castri idem Arichis opere mirifico extruxit, que propter mare contigum, quod salum appellatur, et ob rivum qui dicitur Lirinus ex duobus corruptum vocabulis Salernum appellatur, esset scilicet futurum praesidium principibus superadventate exercitu Beneventum”.

[5] DELOGU, Mito, cit., pp. 36-40. Nella scelta del sito è certo da considerare la posizione di Salerno rispetto alle strade romane, in particolare la via Annia, che attraversava tutto il principato da Eboli a Reggio, e la strada per Agropoli, che nell’VIII secolo era un porto trafficato dalle navi greche.

[6] M. SCHIPA, Storia del principato longobardo di Salerno, in F. HIRSCH-M. SCHIPA, La Longobardia meridionale. Il ducato di Benevento. Il principato di Salerno, a cura di N. Acocella, Roma 1968, pp. 105-108.

[7] SCHIPA, Storia del principato, cit., p. 121.

 

A proposito dell'autore

Laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Storia e in Archivistica e biblioteconomia, si interessa di ricerca e valutazione delle risorse web per gli Studi Storici, progettazione e promozione della conoscenza storica attraverso le nuove tecnologie.

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