1805-1814: un periodo breve per modificare radicalmente strutture sociali ed economiche secolari, ma abbastanza lungo per scuotere le fondamenta dell’antico Principato di Piombino. E’ quanto fecero Elisa Bonaparte e suo marito Felice Baciocchi, delegati dall’ Augusto Fratello Napoleone a governare su questo lembo di costa toscana, considerato strategico per la navigazione nell’alto Tirreno e porta d’ingresso del continente verso la Corsica. Se in un recente studio si è parlato di “un bilancio molto dubbio” relativamente alla dominazione napoleonica in Toscana, stante anche il breve periodo del dominio, il discorso cambia se tale periodo viene visto dal Principato di Lucca e Piombino, dove l’azione riformatrice dei sovrani si fece sentire e dove lasciò tracce per buona parte dell’Ottocento.

A Piombino il governo bonapartista era presente, si faceva sentire in tutti i gangli della vita economica, civile ed istituzionale dopo il dominio inetto e rapace dei principi romani Boncompagni Ludovisi, che brillavano per assenza e insipienza. Quanto scriveva Elisa a Napoleone nel 1808, pur indulgendo all’autocelebrazione, disegnava un quadro dello squallore del principato prima del suo arrivo, nello stesso tempo indicava le direttive per la rinascita: “Piombino étoit un desert sans culte, sans routes, sans agricolture et sans lois. Les lois de V.M. le régissent, les marais se descessent (sic), les routes sont ouvertes, les bois se ploitent pour Toulon et la Spezia; le cotton, les plans de vigne de Bourdeaux et de la Champagne y sont acclimatiseé. Des mines y sont en pleine activité”.

Per governare occorreva in primo luogo conoscere bene il territorio in tutti i suoi aspetti, circondarsi di funzionari esperti e fidati, far arrivare “uomini nuovi” che rappresentassero un nuovo spirito imprenditoriale, ma che fossero al tempo stesso buoni “citoyens”, fedeli al loro Stato come Louis Porte che fu tra i protagonisti dell’economia toscana nella prima metà del secolo o come il banchiere Jean Gabriel Eynard, ambedue legati strettamente al rinnovamento economico del Principato.

Governare voleva dire decidere e per decidere occorreva la luce della conoscenza o meglio di una scienza posta al servizio della collettività, secondo i criteri della “scienza della rivoluzione”, che aveva trovato un’alta espressione, ad esempio, nell’Ecole centrale de travaux publiques fondata nel 1794.

Uno “scientismo baconiano” che permeava l’azione di governo dei governanti napoleonici, che mirava a trasformare la natura (natura vexata) per il progresso della collettività e che si ricollegava ad una rinnovata tradizione massonica.

Simboli massonici come la colonna di Salomone e la cisterna a forma di piramide, volute da Elisa in suo ricordo e in quello di Napoleone, si ergevano (e ci sono ancora) nei boschi delle allumiere di Montioni, piccoli ‘fari’ della ragione contro l’oscurità dell’antico regime. […] ”

  1. La lotta contro il “grand marais” e la salute pubblica
  2. Per una nuova agricoltura: vigneti, alberi da frutto e piantagioni di cotone
  3. Manifatture per il Principato
  4. Viaggiatori alla scoperta del Principato
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A proposito dell'autore

Laureata in Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con uno studio sulla società longobarda dell'Italia meridionale nell'Alto Medioevo, ha conseguito la Laurea specialistica in Archivistica e biblioteconomia presso lo stesso Ateneo con una tesi sulle biblioteche digitali per gli studi medievistici. Autore di Storia Digitale | Contenuti online per la Storia: blog-repertorio che dal 2007 si propone di monitorare e selezionare iniziative e progetti presenti nel web utili agli studi storici.

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