I manifesti della Democrazia Cristiana per la campagna elettorale del 1948 necessitano di una piccola nota introduttiva. La particolarità delle immagini in essi riprodotta ha una spiegazione anche nelle modalità della campagna elettorale stessa. La casa di produzione era la Spes, e la generalità dei manifesti, circa una cinquantina, fu promossa dai comitati civici.

L’azione dei Comitati Civici fu particolarmente fulminea.  I C. C. come venivano chiamati, erano stati creati solamente nel febbraio del 1948[1], a pochi mesi dalle elezioni, ma riuscirono a produrre un volume di propaganda notevole, nonostante il poco tempo materiale avuto a disposizione.
Il fondatore dei comitati civici fu Luigi Gedda, personaggio legato agli ambienti della Chiesa e che dalla Chiesa, direttamente dalla persona del Papa Pio XII[2] aveva ottenuto di fondare i comitati civici allo scopo di fare fronte alla organizzazione capillare del Partito Comunista Italiano. E’ fondamentale ricordare che la struttura messa in opera da Gedda, servì a dare voce alle altre associazioni cattoliche, che non avevano modo di poter fare politica dovendo attenersi alle norme concordatarie del 1929, nelle quali si specificava come la Chiesa non potesse fare propaganda. Oltre ai cinquanta manifesti citati vi fu una grande produzione di volantinaggio e la stampa di un periodico in 250.000 copie denominato il “Collegamento” e che ebbe grande diffusione nel Paese.[3]

I manifesti della democrazia cristiana si avvalsero dell’opera grafica di uno dei più affermati professionisti dell’epoca: Gino Boccasile. Il medesimo autore che aveva prodotto i manifesti delle “signorine grandi firme” e già autore di alcune opere realizzate per conto della Repubblica di Salò. Era stato istituito per l’occasione anche un “Ufficio psicologico” per la preparazione di tali manifesti. Turi Vasile ne era il direttore.[4]

 


[1] Luigi Gedda, 18 aprile 1948, Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del fronte popolare, Milano, 1998, p. 120

[2] Il Papa Pio XII più volte era entrato in netto contrasto con De Gasperi, era deluso da quella che riteneva essere una mancanza di giudizio da parte della Dc.

[3] S. Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana, Venezia, 1992, p. 102

[4] Op. Cit., S. Lanaro, p. 102 – 103

 

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