In “Essere campioni è un dettaglio”, Paolo Bruschi tenta una veloce storia del Novecento attraverso la descrizione di alcune vicende sportive e umane, colte nella loro relazione con la cornice storico-sociale all’epoca dei fatti e con una specifica attenzione ad altri elementi tipici della cultura pop, quali la musica e il cinema.


Il testo è diviso in sei sezioni, ognuna dedicata a fasi caratterizzanti la traiettoria del “secolo breve”: i conflitti bellici (“caldi” e “freddi”) e le dittature; il lungo e non certo concluso processo di emancipazione della donna; alcune storie di sapore particolarmente mirabile per la singolarità degli intrecci storico-sportivi o per l’inusualità degli sviluppi; la lotta per l’affermazione dei diritti politici e civili degli afro-americani e infine l’Italia, di cui si tratteggiano rapidamente il periodo fascista, la lunga vicenda dell’emigrazione e l’alba della contemporaneità all’inizio degli anni ’80.

Come nota il prefatore Sergio Giuntini (rifacendosi a uno scritto di Fernando Pivato della fine degli anni ‘80 del Novecento), è questione da tempo dibattuta se lo sport rappresenti anche un fenomeno politico: secondo Paolo Bruschi la risposta è decisamente affermativa e lo era anche per i giocatori della squadra brasiliana del Corinthians, che, spronati dalla guida militante di Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, il capitano della Seleção da tutti conosciuto come Sócrates, quasi quaranta anni fa intrapresero un percorso di maturazione socio-politica in esito al quale fiancheggiarono il nascente movimento di protesta contro la dittatura: ogni gol divenne un incitamento alla gente a reclamare la libertà. Il mantra che motivava i protagonisti di quella straordinaria esperienza, ancora nota come Democracia Corinthiana, era proprio “essere campioni è un dettaglio”.


In diciotto vicende, rievocando l’uso propagandistico dello sport da parte di Benito Mussolini o di Augusto Pinochet, piuttosto che l’impegno di Muhammad Ali nella lotta per l’emancipazione degli afro-americani o della tennista Billie Jean King nella battaglia per le pari opportunità fra uomini e donne, Bruschi ripercorre altri esempi di commistione fra politica e sport, che hanno cominciato a intrecciarsi giusto nel secolo scorso. Insieme alle catastrofi belliche e ai genocidi, al progresso scientifico e tecnologico, alla minaccia nucleare ed ecologica, all’urbanizzazione e alle nuove rivoluzioni industriali, il Novecento ha portato alla ribalta le masse popolari, il “quarto stato”, le donne e i giovani. Per la prima volta nella lunga vicenda umana, e a prezzo di lotte estenuanti e sanguinose, gli umili sono entrati nel flusso della storia non solo come pedine agite da élite o avanguardie, ma come protagonisti – più o meno incisivi – del proprio destino. Lo hanno fatto attraverso le rivolte sociali e politiche, le migrazioni delle moltitudini, la diffusione planetaria del lavoro organizzato e salariato – che ha portato con sé l’associazionismo sindacale e politico -, il confronto elettorale, i partiti di massa e, per la prima volta nella storia e in una significativa porzione di mondo, attraverso il consumo di massa di varie forme di intrattenimento. L’acquisto e la fruizione di attività ricreative quali la musica, il cinema, la radio, la televisione e lo sport – guardato e praticato – hanno contribuito in maniera sempre più profonda a modellare il comportamento dei popoli e imposto agli osservatori e agli interpreti della realtà l’uso di strumenti analitici in grado di cogliere e valutare le dinamiche socio-culturali e non solo quelle storico-politiche.


Bruschi non intende certo sovrastimare l’effetto che le imprese sportive hanno sui gruppi umani, ma piuttosto asserire che i riflessi delle maggiori manifestazioni sportive, delle imprese memorabili di atleti e atlete, il ricordo di queste, che sovente – soprattutto a distanza di anni – trascolora nel mito, sono suscettibili di orientare la percezione che le persone hanno del loro tempo e quindi di contribuire a formare le opinioni e il modo di pensare dei contemporanei. Se questo è vero, tale elemento socio-psicologico non va trascurato, non solo negli studi sociologici, ma anche in quelli storici. Per questo, la rievocazione dei maggiori eventi del XX secolo, che si può scorgere in controluce nella trasmissione della memoria di gare, partite e record, di campioni e campionesse, di gregari e primattori, apre squarci utili alla comprensione del tempo e del sentire collettivo mentre quegli eventi si svolgevano.


È lo stesso approccio ormai consolidato nella storiografia anglo-sassone, che non a caso rappresenta un modello e un bacino di conoscenza di enorme valore, cui l’autore ha attinto a piene mani, prediligendo fonti straniere, anche allo scopo di accrescere la distanza dai fatti narrati e per riportare punti di vista meno comuni e praticati. A questo scopo, è stata preziosissima e insostituibile la documentazione reperibile in rete, come si evince dal corposo apparato biblio-sitografico riportato al termine del volume, anche alla luce del fatto che molti testi – citati opportunamente come fonti bibliografiche – sono risultati facilmente disponibili in formato elettronico.


Di particolare rilievo è stata la consultazione, laddove possibile, della stampa nazionale e internazionale, per la possibilità di accedere al contesto politico, storico e sociale all’epoca dei fatti narrati, restituito con vivida pregnanza dai quotidiani e dai più diversi periodici presi in esame. Lo stesso rilievo, afferma l’autore, ha assunto l’indagine condotta sulle riviste telematiche, negli archivi digitali e nello sterminato panorama dei filmati rintracciabili in internet, i quali paiono essere tutti di più agevole e libero accesso nel caso delle fonti in lingua inglese, sia per la natura ormai franca dell’idioma, sia per la maggior familiarità e la più risalente consuetudine degli studiosi britannici e americani con la materia, la cui autorevolezza – vien quasi da dire – sembrerebbe indurli anche a una maggiore generosità nella messa a disposizione dei risultati dei loro studi.

Essere campioni è un dettaglio : storie dal 20. secolo fra sport e società / paolo Bruschi
Viterbo : Scatole Parlanti, 2018

Essere campioni è un dettaglio : storie dal 20. secolo fra sport e società / paolo Bruschi
Viterbo : Scatole Parlanti, 2018

A proposito dell'autore

Laureata in Storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con uno studio sulla società longobarda dell'Italia meridionale nell'Alto Medioevo, ha conseguito la Laurea specialistica in Archivistica e biblioteconomia presso lo stesso Ateneo con una tesi sulle biblioteche digitali per gli studi medievistici. Autore di Storia Digitale | Contenuti online per la Storia: blog-repertorio che dal 2007 si propone di monitorare e selezionare iniziative e progetti presenti nel web utili agli studi storici.

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