Il materiale documentario fotografico è sempre più spesso inserito nelle collezioni digitali di fonti primarie e secondarie da enti e istituti, che hanno oggi la possibilità di convertire in formato digitale le immagini conservate nei loro archivi. La stessa trasposizione in formato digitale del materiale documentario fotografico si può considerare come un settore specifico del più generale interesse per progetti di digitalizzazione di materiale documentario di interesse storico a fini didattici o di ricerca.

Dalla metà degli anni Sessanta, infatti, gli storici hanno mostrato il loro interesse verso le nuove tecnologie da applicare alla ricerca dalla prima storiografia quantitativa con i mainframe alla digitalizzazione di fonti scritte che negli ultimi anni ha visto pubblicare in Rete numerosi contributi storiografici attraverso progetti istituzionali e privati, in particolare è attiva l’area di studi di filologia (TEI ) che attraverso tecniche di scansione in OCR permette la ricerca all’interno del testo, mentre il foramto immagine per i testi è riservato a manoscritti o materiale di pregio.

Dall’iniziale interesse per i contenuti delle prime esperienze informatico-umanistiche si è presto diffuso l’interesse per il formato immagine con cui presentare i contenuti stessi, testuali e iconografici. In particolare per questi ultimi Internet, offre maggior accessibilità alle immagini, conservate in archivi e fondi disseminati sul territorio, sconosciuti ai più e spesso difficilmente accessibili agli studiosi.

Digitalizzazione

Più che di standard per le acquisizioni digitali si parla di linee guida promosse da Enti o Istituti, incentrati sulla conservazione, come:

  • La conservation à l’ère du numérique. Actes des quatrèmes journéès internationales d’études de l’ARSAG, Paris, Association pour la Recherche Scientifique sur les Arts Graphiques 2002)
  • Capture Your Collections. A Guide for Managers Planning and Implementing Digitization Projects, Canada, Minister of Public Works and Governement Services 2000:GUIDELINES FOR DIGITIZATION PROJECTS for collections and holdings in the public domain, particularly those held by libraries and archives,March 2002: http://www.ifla.org/VII/s19/pubs/digit-guide.pdf
a linee guida pratiche per progetti di digitlizzazione specifiche per le immagini fotografiche:

Tra le fonti italiane di riferimento è un ottimo punto di partenza l’accurato repertorio curato da Laura Gasparini sul sito dell’AIB, Fotografia in biblioteca, che contiene anche una sezione dedicata alla digitalizzazione, oltre alle “Linee guida tecniche per i programmi di creazione di contenuti culturali digitali” (WP4 – Gruppo di lavoro italiano “Interoperabilità e servizi”, 2006-05-05. Bozza di lavoro versione 1.8, <http://www.minervaeurope.org/publications/technicalguidelines_it.htm>).

Autorevole fonte italiana di riferimento è l’ICCU con il suo lavoro per la definizione di standard e di metodologie con il documento “Linee di indirizzo per i progetti di digitalizzazione del materiale fotografico” (Pdf) stilato da un apposito gruppo di lavoro afferente al Comitato Guida per la Biblioteca Digitale Italiana, in cui tra l’altro si segnala la mancanza di uniformità dei vari progetti di digitalizzazione e catalogazione promossi in Italia che riflette le difformità nel trattamento dello stesso materiale da parte di istituzioni con finalità diverse. Nel 1999 l’ICCD ha sviluppato una specifica “Normativa per l’acquisizione digitale delle immagini legata al “Trattamento delle schede di catalogo dedicato ai beni fotografici, Scheda F” (Pdf) per una corretta catalogazione e digitalizzazione del materiale documentario custodito in archivi e musei. La normativa per l’acquisizione digitale delle immagini fotografiche dell’ICCD stabilisce i livelli di risoluzione adatti alla Rete per una corretta visualizzazione dell’immagine attraverso tre livelli di digitalizzazione, seguendo le linee guida collaudate dalla Library of Congress : Classe A + Classe B + Classe C +, mentre il tracciato catalografico è dedicato a qualunque tipologia di materiale fotografico a prescindere dal suo contenuto.

Catalogazione

Qualunque progetto di digitalizzazione non può prescindere da un’attività di catalogazione che permetta di tradurre i contenuti iconici e di contesto del materiale fotografico, così da valorizzare il fondo da cui proviene o un’intera collezione.

La trasposizione delle immagini dal formato analogico a quello digitale è solo una piccola fase del lungo lavoro di progettazione di una collezione fotografica digitale. La descrizione dei materiali e la loro gestione entro banche dati e opac è il vero traguardo di questi progetti, l’utilizzo di metadati riconosciuti rende uniforme la descrizione e ne garantisce l’interoperabilità ed il recupero dell’informazione.

La descrizione e la conseguente ricerca di uno standard di catalogazione nel caso delle fotografie risulta di difficile soluzione per la stessa natura dell’oggetto fotografia, in quanto spesso le raccolte sono eterogenee e la descrizione del contenuto di un singolo fototipo presenta problemi interpretativi al catalogatore. In Italia solo nel 1999, con la pubblicazione del Testo Unico per i Beni Culturali, è stato riconosciuto alla fotografia i valore di bene culturale e da allora il patrimonio fotografico storico, variamente disseminato sul territorio è conservato in archivi e biblioteche e descritto con i rispettivi standard in mancanza di una normativa specifica. Il documento fotografico è stato inizialmente descritto attraverso le regole di catalogazione americane, AACR dell’ALA, edite per la prima volta nel 1967 e solo nel 1977 l’IFLA ha proposto uno standard per il materiale non librario ISBD- NBM tra il quale è compresa la fotografia, mentre il più recente ISBD–ER è adatto per essere impiegato nella descrizione delle fotografie nate in formato digitale.

Dal 1978 è disponibile la seconda versione del codice di catalogazione angloamericano, AACR2, che comprende la fotografia ed i negativi stampati tra i materiali opachi e trasparenti usati per proiezioni, mentre agli inizi degli anni Ottanta la Library of Congress ha elaborato un’apposita normativa per la descrizione di materiale grafico, tra il quale rientra la fotografia, Graphic Materials.

In Italia, la prima importante esperienza di catalogazione di beni fotografici è stata condotta dalla Soprintendenza della Regione Emilia Romagna sulle linee metodologiche tracciate in La fotografia: manuale di catalogazione di Giuseppina Benassati, uno dei testi base per chiunque si avvicini alla descrizione di fototipi conservati in biblioteca. Per la catalogazione del materiale fotografico riprende gli standard ISBD (G) e (NBM) e rielabora la normativa delle RICA, delle AACR2 , dei Graphic Materials e la “Guida per la catalogazione delle stampe”, articolandosi in 7 aree: area del titolo e della responsabilità intellettuale, area dell’edizione, area del materiale, area della pubblicazione, area della descrizione fisica, area della serie ed area delle note.

Nel 1999 l’ICCD ha definito un formato specifico per il materiale fotografico, la Scheda F, in cui la rappresentazione iconografica dell’oggetto, ripresa nel verso e nel recto per una corretta interpretazione, completa la scheda descrittiva che si articola in 21 sezioni comprendenti 269 voci catalografiche, con un set minimo di dati compatibili con il formato UNIMARC.

Le 21 sezione, con voci divise in campi e sottocampi, è destinata a descrivere un unico oggetto, con particolare attenzione ai campi obbligatori: codici, localizzazione, ubicazione, oggetto, soggetto, cronologia, definizione culturale, dati tecnici, condizione giuridica e vincoli relativi, compilazione. Tali campi descrittivi permettono di trattare documento fotografico come contenuto (immagine) e come oggetto (supporto) e consentono diversi livelli di catalogazione, di cui il primo, o livello inventariale, permette comunque di identificare inequivocabilmente il documento nella sua specificità lasciando aperta la possibilità di completare la descrizione a livelli più dettagliati in un secondo momento ed eventualmente con l’aggiunta di nuova campi, in una struttura ricalcata sul set di metadati descrittivi Dublin Core, della Library of Congress.

Nota bibliografica

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