Questo manifesto proposto dal Partito Comunista Italiano per la campagna elettorale del 1948 misura. 58 cm. per 41 cm. e presenta anch’esso, come il precedente, una facciata fronte e una retro. Analizzeremo con maggiore cura la facciata anteriore dato che è quella che corrisponde maggiormente alla tipologia del manifesto.

La seconda facciata assomiglia ad un foglio di giornale, ed ha la funzione di spiegare con minute precisazioni, quello che è contenuto nel manifesto anteriore. In più per i manifesti del fronte popolare è stato impossibile acquisire il testo nella sua interezza.

Il tema trattato in questo manifesto è quello del lavoro contadino.  In particolare modo, il manifesto non si rivolge alla generalità dei contadini, ma alle donne che lavorano nell’agricoltura. Abbiamo già puntualizzato in precedenza, come il voto femminile rappresentasse una novità e come la situazione della donna fosse particolarmente difficile, sia dal punto di vista lavorativo, laddove era sfruttata, sia dal punto dal punto di vista della gestione della vita famigliare, nella quale la mancanza di denaro e di lavoro rendeva la situazione economica inaccettabile. Alla pari del precedente manifesto analizzato, anche questo si presta ad una lettura che è scandita dalle scritte che lo percorrono orizzontalmente.

La scritta: “Contadina non ti fare ingannare!” Racchiude in sé il destinatario del manifesto, in altre parole: persona di sesso femminile e lavoratrice della terra.  Da rilevare come la parola contadina sia scritta in carattere grassetto e si stagli visivamente con maggiore evidenza nell’economia del manifesto.

La seconda scritta orizzontale, introduce due soggetti che sono considerati i responsabili degli inganni precedenti: “Democristiani e preti ecco invece che hanno fatto.” La scritta che concerne i due soggetti risalta per dimensioni e larghezza rispetto alla seconda parte della frase. Va da sé che bisogna analizzare la componente iconica sita fra le due scritte orizzontali. In essa vi sono rappresentati un prete e un politico democristiano, lo si desume da una semplice operazione logica di legame fra testo e immagine e dalle vesti che indossano i personaggi in questione: il prete per la tunica, il politico per lo stemma dello scudo crociato. Entrambi, sono intenti a soffiare delle bolle di sapone, nelle quali sono rappresentate le promesse fatte nella campagna elettorale del 2 giugno 1946, promesse considerate dal manifesto, non rispettate e dunque effimere e leggere come le bolle di sapone disegnate nella vignetta satirica. Dal punto di vista della concertazione fra immagini e parola scritta, possiamo osservare come la scritta in grassetto e a caratteri più alti :”Democristiani e preti” sia collocata ai piedi delle due figure umane, quasi a volerne specificare la loro identità. La scritta successiva, invece, introduce le foto sottostanti. Queste tre immagini riproducono condizioni di vita disagiate. La prima foto riproduce un gruppo con madre e due figli, la seconda un bambino lasciato solo, la terza, un’abitazione fatiscente.

La terza scritta che percorre orizzontalmente il manifesto recita: ”Questa volta non ti fare ingannare”. Essa si ricollega alla frase iniziale del manifesto, proponendo al destinatario una nuova prospettiva di vita, la qual è presentata tramite le tre foto che fanno da contro altare a quelle analizzate in precedenza, e sono anticipate dalla frase “Ecco cosa devi fare”. Le tre fotografie propongono l’immagine della terra, di un’assistenza per i figli che rende più libera la figura materna, dandole l’opportunità di lavorare senza abbandonare la prole, la terza immagine raffigura una casa che si contrappone anch’essa alla catapecchia della foto sopra di essa.

Segue l’indicazione di voto, anche questa con una debita premessa: “Ecco cosa ti darà il fronte democratico popolare”. Il connubio fra immagini e testo si presenta quanto mai importante. Le frasi non potrebbero essere lette, ricevendo solo da esse il senso compiuto del messaggio elettorale, ma abbisognano del supporto delle immagini. Possiamo affermare che sia dal punto di vista iconografico, sia dal punto di vista squisitamente cromatico, il manifesto si presenta diviso in due parti. Nella prima è evidente la delazione che è fatta nei confronti dell’operato della parte avversa, nella seconda parte s’invita al cambiamento l’elettore, proponendo migliorie per la vita sociale e contadina e, fornendo l’indicazione di voto che vale come una promessa, come un impegno solenne nei confronti dell’elettorato. In questo caso il supporto del colore, il codice cromatico del manifesto, non richiama ad alcun elemento di natura politica, ma riveste la funzione di differenziare opportunamente le diverse sezioni del manifesto, proponendo un cambiamento di prospettiva anche all’occhio che l’osserva. Possiamo inoltre osservare che le prime tre foto che raffigurano le condizioni di miseria, hanno un formato più piccolo rispetto a quelle che propongono le prospettive di vita migliore. L’indicazione di voto si presenta infine con una scritta scura su di un fondo bianco, affinché si possa stagliare sulla parte restante dell’immagine.

In questo caso, come per quanto riguardava la precedente analisi, la parte retro del manifesto approfondisce in maniera articolata, i temi esposti nella parte anteriore. La facciata retro assomiglia in tutto e per tutto ad una pagina di un giornale e tratta, tramite l’apporto delle fotografie, delle vignette satiriche, e una larga parte d’enunciato, le tematiche del lavoro contadino, della fame e delle promesse non mantenute da parte della fazione opposta.

Nel manifesto sono presenti il destinatario, l’invito al voto, e l’enunciato. Manca il soggetto che parla. Il destinatario è caratterizzato in due differenti modalità. Non si rivolge solamente al mondo contadino, oppure alle problematiche della condizione femminile, ma ad entrambe. Particolare attenzione è riposta la tematica dell’inganno, dunque ad un argomento di natura negativa, discriminatoria dell’operato altrui.  Alla tematica dell’inganno s’oppone l’offerta delle possibili migliore riguardanti la vita sociale ed economica per la popolazione contadina.

In questo manifesto, come nel precedente, si applica la modalità della seduzione, ovvero della capacità d’attrarre a sé, dell’apprezzare, e del farsi apprezzare dall’elettore. Alla base di questo si situa un’attività conoscitiva, che rende note le ricompense per il voto che si vorrà dare a questa determinata parte politica, e che rafforza il sistema di credenze fra destinatario e il destinatore manipolatore.

A proposito dell'autore

Laureata con lode in Storia presso l’Università Ca' Foscari di Venezia con una tesi sulla trasformazione delle istituzioni altomedievali attraverso i documenti privati, ho di seguito conseguita la laurea magistrale in Archivistica e biblioteconomia con una tesi sulle biblioteche digitali per gli studi medievistici. Da quegli studi e quelle letture nasce il progetto di condivisione delle risorse disponibili in rete per gli studi storici.

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