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Piemonte medievale

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Tommaso III Marchese di Saluzzo 1396-1416

Tratto da Per un Repertorio dei regesti dei Marchesi di Saluzzo nell'Età di Tommaso III (1396-1416) /  Aureliano Mostini; relatore Rinaldo Comba. - Università degli Studi di Milano: Facoltà di Lettere e Filosofia, A.A. 2003/2004

La cancelleria Saluzzese nel primo Quattrocento

La scarsità delle fonti narrative rende più difficile ricostruire il sostrato culturale e le abitudini sociali del Piemonte tardo medievale e, nel caso più specifico, del marchesato di Saluzzo. Appare quindi inevitabile, quando le circostanze lo rendono possibile, affidarsi alla produzione diplomatistica, la cui funzione originaria non era quella di illustrarci le tendenze culturali e le evoluzioni sociali del tempo, ma il cui esame permette comunque di capire e di accumulare importanti informazioni, non solo riguardanti i processi storico-giuridici, ma anche sulla struttura mentale e sociale del periodo al quale si riferiscono.

Come ci insegna Attilio Bartoli Langeli «[..] L’assunto da cui si parte è che i caratteri formali dei documenti pubblici, gli operatori specializzati che li producono, la prassi che li determina – il tutto può essere rappresentato con l’unica parola documentazione – dipendono dalla natura, organizzazione, concezione del potere esercitato dagli agenti politici [...]»[1]. Quindi, punto d’inizio di ogni ricerca storica su un’area come quella del Piemonte occidentale che si riferisce al periodo a cavallo tra ‘3 e ‘400 il quale, come detto in precedenza, manca quasi totalmente di una “documentazione d’opinione”, è lo studio del notaio e soprattutto del suo prodotto, il documento[2].

Il panorama delle esperienze documentarie offerto dai centri territoriali di potere in ambito subalpino è caratterizzato da una straordinaria ricchezza di esiti diversi che denunciano inevitabilmente una grande povertà di comportamenti regolamentati in senso propriamente cancelleresco. Vi è una incostanza dei modelli adottati spesso non solo all’interno del centro stesso, ma addirittura nelle produzioni di uno stesso scriba[3]. Le particolarità nascono, appunto, nel periodo signorile: è a questo periodo, la cui datazione varia a seconda della dominazione alla quale ci si riferisce, che risale una epocale trasformazione nei modi di procedere da parte di quella frangia di notai alla quale il signore ricorrerà per portare a termine i propri affari giuridici.   Per molto tempo il rapporto fra autorità di orientamento politico ed elemento notarile non era stato sentito come un incontro di due livelli giurisdizionalmente contraddittori, anzi, la presenza notarile in campo semi pubblico appariva come perfettamente integrata e connaturata ad esso; in quest’epoca di cambiamenti, gli equilibri creatisi in precedenza vengono ad incrinarsi[4].

I Marchesi e i notai di Saluzzo in epoca pre-cancelleresca

Nei territori dei marchesi di Saluzzo e di quelli del Monferrato, come nel resto dell’attuale Piemonte, i comportamenti notarili, in epoca pre-cancelleresca, sono perfettamente assimilabili a quelli tipici del notariato che agisce nell’Italia centro-settentrionale dopo la ripresa degli studi giuridici a Bologna. In particolare i marchesi di Saluzzo sin dalla seconda metà del secolo XII mostrano una matura comprensione dell’importanza del rapporto privilegiato da instaurare con il notariato attivo sul territorio, opportunamente usato come canale prezioso per il radicamento e la legittimazione del proprio potere principesco. Nel secolo successivo poi alcuni notai, quali Segnorinus  e Thomas,paiono prestare con una certa continuità la loro opera di redattori presso i marchesi, seguendoli durante i loro spostamenti nei diversi luoghi del marchesato al fine di documentarne l’attività politica e amministrativa. Alla fine del XIII secolo i marchesi rinunciano all’impiego del notariato locale perché giudicano più conveniente servirsi di notai con i quali instaurare un rapporto privilegiato: in questo modo hanno sempre a disposizione, per i propri documenti, redattori appositi[5]. Nei primi anni del ‘300 i marchesi non hanno ancora provveduto a creare una istituzione di tipo cancelleresco. La conseguenza è che al notaio rimane la possibilità di agire sia sul fronte privato che su quello pubblico, mentre il marchese, pur avendo instaurato rapporti continuativi con alcuni di loro, può contemporaneamente richiedere prestazioni a notai non usuali. La conoscenza dei metodi lavorativi notarili è un elemento fondamentale per capire come e in che periodo si sia sviluppata la cancelleria; è solo grazie ad un confronto accurato di documenti di epoche differenti che si possono notare processi formali che inevitabilmente riflettono la realtà.

 I marchesi, dal XII sec fino agli inizi del XIV, ricorrono ai servigi del notaio e ad essere rogato è un instrumentum notarile privato la cui validità è attestata dal segno di tabellionato e dalla sottoscrizione del rogatario. Non è la presenza del marchese a rendere valido l’atto, ma la fides del notaio. Quest’ultimo, infatti, è stato riconosciuto degno di poter ricoprire un tale ruolo da una speciale commissione e, dopo aver svolto anni di apprendistato e aver sostenuto alcuni esami, ora ha in sé questo potere[6].

Nascita e sviluppo della cancelleria

Attraverso l’analisi delle sottoscrizioni notarili si può notare come, dalla metà del ‘300, alcuni professionisti a disposizione del marchese comincino ad associare il loro nome a titoli di tipo cancelleresco dimostrando che è in via di definizione un ufficio preposto alla redazione di atti riguardanti il marchese. Quello che successivamente sarà l’ufficio cancelleresco, qui è ancora estremamente semplice e in fase embrionale dato che, probabilmente, comprende un gruppo di notai di base, uno scriba marchionale, un giudice e un cancelliere [7]. Al suo interno non si determina un percorso che vede definita con chiarezza la successione nelle cariche, ma il fatto che vediamo citati testimoni e notai aventi lo stesso cognome e luogo di provenienza ci fa pensare che siano parenti [8]. Questo ci fa comprendere che la professione notarile è diventata esclusiva di un certo numero di famiglie che la trasmettono di generazione in generazione assumendo un ruolo specialistico all’interno della comunità [9].

L’estrema esilità della cancelleria saluzzese durante la dominazione di Tommaso II e Federico II è dimostrata dal fatto che i notai, pur avendo dei titoli di emanazione marchionale, non hanno un luogo fisico appositamente preposto a svolgere le funzioni che sono state loro assegnate e che, soprattutto, il loro prodotto ha molto spesso le fattezze dell’instrumentum.

Di contro incominciano a intravedersi degli elementi che, nel momento in cui saranno utilizzati con una certa frequenza, permetteranno a questa istituzione, ora in fase embrionale, di poter essere definita cancelleria senza riserve di alcun tipo; come l’introduzione di formule stereotipate, l’uso del sigillum e l’introduzione di prodotti più tipicamente cancellereschi quali le litterae.

Sembra importante ora descrivere le figure che fanno parte di questa istituzione per poi seguirne i cambiamenti che sono intervenuti sotto Tommaso III.

Parlando del ruolo dello scriba, dai dati a disposizione non si capisce se avesse prerogative diverse rispetto agli altri notai dell’ufficio cancelleresco e se gli fossero affidati compiti specifici dato che il contenuto degli atti rogati da questa figura dal momento in cui assume il nuovo titolo, non diverge dai precedenti. Non si può neanche sapere se il titolo di scriba prevedesse un maggiore compenso economico o fosse solamente un riconoscimento di prestigio per differenziare un notaio più esperto degli altri. Importante è anche sottolineare che in questo periodo non vi sono contemporaneamente più notai con la funzione di scribae, ma è sempre solo uno, almeno in un primo momento, a ricoprire questa carica[10].

Oltre ai notai semplici e agli scribae, all’interno di questa cancelleria in via di formazione possiamo trovare il canzellarius che compare per la prima volta nel 1371[11]. Anche per questa figura non possiamo avere una conoscenza completa delle caratteristiche che la distinguevano, ma, da quanto possiamo ricavare dalle fonti documentarie, probabilmente è un consigliere con l’ulteriore incarico di portare con sé il sigillo, forse aveva l’onere di vigilare sull’emissione degli atti pubblici e, successivamente agli anni ’60 del XIV secolo assunse una fisionomia più complessa unendo funzioni prettamente notarili ad altre di natura politica[12]

La cancelleria con la sovranità di Tommaso II e Federico II appare di struttura esile e indefinita in cui manca una netta divisione di compiti tra i funzionari preposti all’emissione di atti pubblici.

La cancelleria di Tommaso III: crescita e sviluppo

Come per il periodo immediatamente precedente, la presenza di professionisti del diritto a fianco di Tommaso III, in quanto facenti parte di apparati di governo più o meno formalizzati, può essere attestata dalle sottoscrizioni negli atti giudiziari nei quali intervenivano in qualità di redattori o testimoni. Questi personaggi, che agiscono da mediatori tra il marchese e i destinatari della sua volontà o dei suoi messaggi, sono poco studiabili dato che mancano del tutto fonti che parlano dei loro compiti e delle loro funzioni. La cancelleria saluzzese difetta di tutta quella serie di documenti (disposizioni del signore sull’organizzazione della cancelleria, elenchi di notai al servizio, registri dei funzionari marchionali, e conti della cancelleria) che invece Patrizia Cancian ha trovato nei suoi studi della cancelleria del limitrofo stato sabaudo [13].

Nei primissimi anni del ‘400, pur riscontrando delle differenze dal periodo precedente, la cancelleria dei marchesi di Saluzzo deve mantenere una struttura piuttosto semplice che comprende alcuni notai di base, due scribi e un segretario.

Il 1407 [14] vede per l’ultima volta la presenza della carica di scriba; al contrario, nel giro di pochi anni, la carica di segretario si sdoppia e può essere ricoperta anche da due professionisti contemporaneamente.

Nonostante la struttura di questa istituzione in nuce in pochi decenni subisca dei cambiamenti sensibili, rimangono pur sempre dei caratteri generali che la accomunano a quella della dominazione precedente.

Questa mantiene esilità e semplicità in tutte le sue componenti, le famiglie che si trasmettono le cariche cancelleresche rimangono in molti casi le stesse (Ravioli e de Anselmis) [15] e anche i notai al di fuori di questi gruppi, spesse volte, hanno già servito il marchese precedente. Quindi, possiamo dire, che rimane una certa continuità nel personale cancelleresco. 

I professionisti a disposizione di Tommaso III, ma questo era avvenuto anche in precedenza e così sarà fino alla fine del ‘500, sono molto spesso personaggi provenienti dal contado, da località talvolta entro i confini del marchesato e, talvolta, ad esso estranee. Sotto Tommaso troviamo numerosi personaggi di origine non saluzzese: alcuni approdano agli uffici marchionali come unici rappresentanti della loro famiglia, mentre altri riescono a far inserire i congiunti al servizio continuativo del marchese. E’ il caso dei De Anselmis i quali, pur essendo originari di Racconigi, sono al fianco dei marchesi per più generazioni [16]. Fra i professionisti non appartenenti a famiglie da sempre al servizio dei marchesi, troviamo diversi personaggi che comunque, grazie alle loro capacità personali, riescono ad emergere conquistando ruoli di tutto rispetto. Sembra che la mancanza dell’appoggio familiare e la provenienza esterna non pregiudichino affatto le possibilità di ascesa all’interno degli uffici marchionali [17]. E’ il caso di Antonio Martine [18] che, originario di Dronero, assurge a ruolo di segretario. Ancora più in vista è il ruolo ricoperto da Bergadano de Bonellis [19] proveniente dalla medesima località. Pur non facendo parte di una famiglia nota agli ambienti marchionali, arriva a ricoprire la carica di vicario [20].

La mancanza di un vero luogo fisico in cui svolgere i propri compiti non si discosta dalla situazione degli anni precedenti. Infatti, nei documenti non si fa mai riferimento ad una sede appositamente preposta alla redazione, ma ogni volta si indica il posto scelto. Questo poteva essere il castello del signore, nel qual caso si menziona la stanza utilizzata (dalla camera cubiculari [21] alla “salla [22] alla camera magna [23] ecc.), ma può essere anche la casa del marchese stesso, che è sita presso la piazza [24] o un accampamento, nel caso di alcuni trattati di guerra [25] e così altri luoghi che date le circostanze e il momento si ritengono essere i più opportuni. Anche presso i Savoia con principe Amedeo VIII (1383-1451), poi papa con il nome di Felice V, l’ufficio cancelleresco, seppur appare ben strutturato, anche se privo di specializzazioni interne, non ha una sede sua propria: il cancelliere e i suoi collaboratori svolgono la loro attività, di importanza vitale per il principato, in qualunque luogo in cui si trovino, non solo quando seguono il duca nei suoi spostamenti, ma anche quando si trovano a Chambéry [26].

Alla base della scala gerarchica cancelleresca rimangono i notai. Il loro compito è quello di occuparsi della stesura degli atti e garantire, con la loro sottoscrizione, la pubblica autorevolezza degli stessi. I notai semplici che agiscono per Tommaso si definiscono con la formula publicus imperiali auctoritate notarius [27]. Questa è sostanzialmente in linea con i canoni del tempo e a volte è accompagnata da altri elementi. E’ possibile trovare, infatti, la menzione del luogo di origine del notaio (de Raconixio [28], de Saluciis [29]), la diocesi alla quale fa riferimento (diocesis Taurinensi[30]), alcune sottoscrizioni ricordano che, ad inizio documento, è stato apposto il consueto segno di tabellionato [31]. I rogatari al servizio del marchese si definiscono numerose volte solo come notarius, ma, compiendo uno studio riguardante tutto il periodo di dominio di Tommaso, è possibile fare delle significative precisazioni. Accade spesso che un professionista, da tempo facente parte dell’entourage cancelleresco, decida di qualificarsi, in alcune occasioni, come semplice notarius [32]. Ciò non comporta necessariamente un declassamento dalla carica precedentemente ricoperta, ma probabilmente è un modo più semplice per definire la propria persona. E’ possibile trovare anche professionisti, appartenenti a famiglie ‘notarili’ e note per il loro fedele servizio al marchese, che, proprio perché alle prime esperienze con il protocollo marchionale, non sono inseriti nella gerarchia cancelleresca; in pochi anni, però, entreranno a farne parte a tutti gli effetti (anche nelle qualifiche)[33]. Quindi, escludendo i personaggi che in seguito appariranno o che in precedenza erano apparsi con titoli di tipo cancelleresco, troviamo solo in rarissimi casi un notaio estraneo al servizio abituale e continuativo del marchese. Un esempio significativo può essere quello di Manolinus Cuitinus de Dragonerio che roga nella località di Villa, per volontà del marchese, ben tre volte nel giro di due giorni.

Il primo atto è un’investitura, concessa il giorno 4 giugno 1399 [34] dallo stesso marchese ad Amedeo Falletti, “del castello e del luogo della Villa e di ogni altra cosa tenuta per conto del marchese”. In questo atto ricorre all’ausilio di un certo Bernardo de Donixio, anche lui semplice notaio. Il giorno successivo il medesimo notaio Manolinus è impegnato a rogare, sempre affiancato da Bernardo de Donixio [35], il giuramento di fedeltà che lo stesso documento attesta essere stato prestato da Amedeo Falletti al suo signore Tommaso di Saluzzo. Sempre il 5 giugno Manolinus, questa volta coadiuvato da un certo notaio Henrico Bussono [36], redige una procura per la comunità di Villa.   

Il notaio Manolinus Cuitinus comparirà, per quanto riguarda la documentazione saluzzese, ancora due volte, il giorno 4 luglio 1413, in qualità di testimone in una procura [37] e in una ratifica delle convenzioni stabilite tra Ludovico d’Acaia e Tommaso III in seguito alla guerra terminata il 22 giugno 1413 [38]. Nel primo caso, però, il nome appare storpiato in Mannuellino Quoytino e, oltre che notaio, ha la qualifica di clavario di Carmagnola; nel giuramento di fedeltà prestato dalla comunità di Carmagnola all’Acaia, il nome è scritto in modo usuale e compare ancora la qualifica di clavario. 

In questa situazione, molto probabilmente, l’estrema necessità, favorita dalla lontananza dal centro del marchesato, ha spinto Tommaso III ad affidarsi ad un notaio a lui estraneo e appartenente ad una famiglia a lui non nota; questo personaggio, comunque, risulta essere importante localmente.

 Troviamo evidenti differenze con il passato recente della cancelleria esaminando i professionisti che hanno un ruolo che va al di là di quello di semplice notaio.

Per quanto riguarda i compiti coperti dallo scriba non abbiamo a disposizione fonti che ci danno importanti informazioni su queste figure: il loro ruolo non è codificato con precisione, come dimostra anche il fatto che pochi anni prima dell’arrivo di Tommaso è avvenuto un cambiamento estremamente significativo. Fino al 1391 la carica è stata coperta da un solo personaggio, ma da questo momento, con la nomina di Giovanni Montemale (10 luglio 1391) [39] e quella di Lorenzino de Ecclesia (19 agosto 1391) [40], essa può essere ricoperta da più personaggi contemporaneamente. Tutto ciò diverrà prassi sotto il governo di Tommaso III durante il quale, non troviamo solo personaggi aventi la carica di scriba che agiscono nello stesso periodo, ma a volte anche nello medesimo documento. Ciò accade il 16 marzo dell’anno 1402 [41] in una sentenza il cui decorso è controllato dal marchese. In essa, a svolgere la funzione di notai redattori sono due uomini del marchese, Ludovico de Pariseto e Henrietus Ravioli, i quali, nella sottoscrizione, si definiscono entrambi nello stesso modo: “scriba prefati domini Thome marchionis Saluciarum”. Sotto Tommaso III i personaggi che ricoprono questa carica sono solo tre. Il primo è Domenico de Anselmis[42] nel 21 gennaio del 1398, in seguito comparirà per due volte con questa qualifica Henrietus Ravioli, mentre Ludovicus de Parriseto la utilizzerà per ben cinque volte.

Se, in un primo momento, sembra che con Tommaso la carica di scriba venga utilizzata regolarmente da più personaggi, a volte anche contemporaneamente, proprio sotto la sua dominazione vediamo che, a partire dal 5 novembre 1407, questa non comparirà più, lasciando spazio ad un più regolare utilizzo della qualifica di secretarius [43].

La figura del segretario è di difficile interpretazione quanto le precedenti. Da mettere in evidenza è il fatto che nasca proprio nel periodo da noi trattato: infatti si può considerare sicuramente una carica nuova nel nome, menzionata per la prima volta in un documento del 21 ottobre 1397[44]; il segretario in questione è un certo Anthonio de Ansermis condam Manfredi de Raconixio che compare in qualità di testimone in una conferma di privilegi e immunità a favore della comunità di Dronero per ricompensarla del ruolo svolto nella liberazione del marchese dalla prigionia durata ben 27 mesi. Il medesimo giorno comparirà con la stessa qualifica per testimoniare l’avvenuta concessione di alcuni privilegi alle comunità della valle Maira[45], sempre in virtù della fedeltà dimostrata nel periodo di prigionia del signore. Troviamo il titolo nuovamente il 27 febbraio 1400 associato al nome di Henrietus Ravioli. L’occasione è l’investitura dei castelli e dei luoghi di Pancalieri e Polangera concessa da Tommaso a Giovanni Biaggio e Rizardo Provana: estremamente singolare è il fatto che, oltre alla qualifica di segretario, Enrichetto si qualifichi nel contempo anche come scriba[46]. Dopo questo giorno avremo una pausa di quasi sette anni: Ludovico de Pariseto se ne fregia il 2 dicembre 1407 in un atto in cui Tommaso concede il territorio e la giurisdizione di Costigliole a Guglielmo[47]; quindi troviamo che la carica è detenuta ancora da Henrietus Ravioli l’8 marzo 1410 in occasione di una tregua tra Tommaso e Ludovico di Savoia[48]. Negli ultimi anni di regno di Tommaso III questa denominazione è utilizzata con maggiore frequenza e, a parte una sola eccezione[49], è esclusivo appannaggio di Ludovico de Pariseto e Antonio Martine.   Significativo è il fatto che, contemporaneamente alla comparsa di questa nuova carica, scompaia la qualifica di canzellarius.

Non avendo documenti che ci parlano direttamente di questa figura, non è possibile definire con certezza quali fossero in origine le prerogative del ruolo di segretario.

Invece, presso la corte dei Savoia abbiamo notizie più certe sulle funzioni del segretario: insieme ai cancellieri fra 3 e ‘400 si trova ai vertici della società politica e a loro è demandato il compito di comunicare la volontà del principe, di autenticare con i sigilli gli atti pubblici[50]. Sempre nella cancelleria sabauda, i segretari sono deputati a stendere e a spedire gli atti e agiscono in tutti gli apparati sabaudi, pagati ad atto e non seguendo alcun modello di cursus honorum[51], ma nel momento in cui viene ad essere assente il cancelliere vengono loro affidate ambasciate e missioni diplomatiche[52]. Anche a Milano sono scelti per svolgere funzioni diplomatiche e, contrariamente a quanto accade in Savoia, sono un gradino al di sopra dei cancellieri[53]. Indicativo della fase embrionale in cui si trova la cancelleria saluzzese è il fatto che in apparati complessi come quello sabaudo e visconteo troviamo la compresenza del canzellarius e del segretario, mentre a Saluzzo, questa prima figura lascia il posto alla seconda. Da quanto si può capire, quest’ultimo deve essere un personaggio di spicco all’interno della cancelleria e che facilmente ha le possibilità di assolvere anche compiti di rappresentanza e ambasceria. E’ un personaggio del quale il marchese si fida particolarmente, sia per i rapporti personali intrattenuti, ma anche per il fatto che i personaggi aventi questo titolo sono solitamente appartenenti a famiglie da lunga data al servizio della famiglia marchionale. Una spia del fatto che essi non sono dei semplici rogatari con un titolo onorifico è che li troviamo spesso come testimoni e non solo come scrittori particolarmente fidati e meritevoli. Una figura, quest’ultima, che racchiude in sé tutti gli elementi che sono stati del notaio e dello scriba con la richiesta aggiuntiva di grandi capacità organizzative, diplomatiche e rappresentative.

Nel periodo che riguarda Tommaso III abbiamo la presenza di ben cinque segretari e l’unica evoluzione che possiamo cogliere in questa figura è il suo sdoppiamento. Infatti il 2 dicembre 1415[54] troviamo che Ludovico de Pariseto e Antonio Martine compaiono entrambi con questa qualifica, anche se il primo in funzione di redattore e il secondo come testimone. In realtà, già in precedenza si ha l’impressione che esistano più segretari nello stesso periodo, ma qui se ne ha la conferma definitiva. In seguito, spesso agiranno insieme: in questi casi la regola (anche se non mancano delle eccezioni) è che uno interviene come scrittore e l’altro come testimone. I personaggi che andranno a coprire questa carica fanno parte delle solite discendenze dei Ravioli e dei de Anselmis, ma possiamo trovare anche rappresentanti di famiglie poco note agli ambienti cittadini, anche perché originarie del contado (non è la prima volta che il marchese richiama a sé personaggi non originari di Saluzzo e in special modo di Dronero).[55].

Dalle considerazioni sin qui fatte, si può notare come la cancelleria dei marchesi di Saluzzo abbia, rispetto alle cancellerie coeve, una struttura estremamente esile. In verità, già dagli anni 90 del ‘300, con la creazione di una doppia carica di scriba si intravede la volontà di sviluppare una maggiore specializzazione. Il ‘400 si apre con la nascita di una nuova importante figura, il secretarius, personaggio preposto a fare le veci del marchese e utilizzato in missioni diplomatiche nel contado o in stati vicini; lo stesso secolo vede scomparire il canzellarius che era stata una figura assai importante nella struttura della cancelleria di Federico II.

Nonostante i marchesi abbiano una storia plurisecolare non sono riusciti ancora ai primi del ‘400 a creare un ufficio cancelleresco stabile, definitivo e con una struttura precisa. Il confronto con una realtà come quella viscontea può risultare imbarazzante. La signoria milanese si afferma molto più tardi rispetto ai Saluzzo, ma ha avuto le capacità di fare, in pochi decenni, della cancelleria un luogo fondamentale nella gestione dei rapporti del principe, sia con le altre realtà politiche europee, sia con le varie entità istituzionali presenti sul territorio dello stato milanese. La triplice divisione che viene a caratterizzare la cancelleria milanese sta ad indicare l’alto grado di specializzazione raggiunto dalla stessa, mentre il corrispondente e coevo ufficio saluzzese è ancora in via di definizione. Questa profonda diversità risulta subito evidente analizzando la sproporzione numerica, per quanto riguarda il personale impiegato, tra i due uffici dando conferma dell’alta professionalità raggiunta in Lombardia, almeno nei confronti della povertà dell’istituzione piemontese[56].       

 

 


 

[1] Bartoli langeli a., La documentazione degli stati italiani nei secoli XIII-XV: forme, organizzazione, personale, in Culture et idéliogie dans la genèse dell’état moderne, Collectione dell’École française de Rome, n. 82, Roma 1985, p. 36.

[2] Castelnuovo g., Ufficiali e gentiluomini. La società sabauda nel tardo medioevo,Milano 1994, p. 81.

[3] Fissore G. G., Pluralità di forme e unità autenticatoria nelle cancellerie del medioevo subalpino (secoli X-XIII), in Piemonte Medievale. Forme del potere e della società. Studi per Giovanni Tabacco, Torino 1985, p. 146.

[4]   Fissore G. G., Pluralità di forme...cit., pp. 163-164.

[5] Cancian P., Aspetti problematici del notariato nelle Alpi occidentali, a stampa in “Bollettino storico-bibliografico subalpino”, XCIX/1, 2001, pp. 5-19.

[6] Come si legge nel saggio di Cancian p., L’organizzazione della città e del suo territorio: una società in espansione e i modelli culturali notarili, in Storia di Torino, Vol. I, Torino 1985, p. 558: «[...] Il XII sec. rappresentò la fase decisiva per il passaggio all’instrumentum, il nuovo tipo di scrittura notarile la cui credibilità non era più legata a formalità poste nella compilazione e spedizione, ma era tutta affidata alla fides publica del notaio [...]».

[7] Tesi di laurea di M. Lanzi, Per un repertorio dei regesti deimarchesi di Saluzzo nell’età di Tommaso II e Federico II discussa presso l’Università di Milano nell’anno accademico 2002-2003, p. 37.

[8] Ibidem, p. 37.

 [9] Ibidem, p. 38.

[10] Ibidem, p. 41

[11] Si tratta più precisamente di un documento del 1 dicembre 1371 in Iacobo Richicia de Cuneo con la carica di canzellario è menzionato tra i testimoni. Lo si trova edito in Muletti, Memorie…cit., IV, pp. 96-100.

[12] Ibidem, p. 44.

[13] P. Cancian., La cancelleria di Amedeo VIII, in Amédée VIII-Felix V premier duc de Savoie et pape (1383-1451), Colloque international Rapaille-Lausanne 23-26 octobre 1990, Losanna 192, p. 143: [...] « La storia e il funzionamento della cancelleria sabauda si possono indagare sin nei minimi dettagli grazie due fonti poco utilizzate: i conti della cancelleria, di cui disponiamo dal giugno 1344 e i protocolli camerali e ducali, compilati dai segretari dei conti di Savoia, conservati a partire dalla fine del secolo XIII. Elementi che è possibile integrare con i conti delle castellanie (dalla metà del ‘200) e i conti dei tesorieri (dal 1297)».

[14] Più precisamente il 5 novembre 1407 è l’ultima volta in cui compare la qualifica di scriba sotto la dominazione di Tommaso III. Documento edito in Muletti, Memorie...cit., p. 304-309. 

[15] La trasmissione delle cariche cancelleresche all’interno della stessa famiglia non è una eccezione: Chittolini G. in Episcopalis curiae notarius ci riferisce che presso la diocesi di Ferrara, il titolo di notarius curiae si trasmise ereditariamente dal XIII sec. al 1432 nella famiglia De Brinis.

[16]Dal 1341 al 1395 nei documenti saluzzesi sono menzionati otto de Anselmis provenienti da Racconigi, quattro dei quali possiamo ritrovarli anche nel periodo di dominazione di Tommaso III (1396-1416)

[17] Questa non era la prassi in altre zone dell’Italia centro-settentrionale; senza andare troppo lontano, in età comunale a Milano esisteva una clausola per quanti volessero esercitare la professione notarile la quale esigeva: oltre ad avere 20 anni di età, ad essere contribuente e ad esercitare la carica in prima persona, si richiedeva come fondamentale di essere cittadini: liva a., Notatariato e documento...cit, p. 72.

[18] Vedi doc. originale pergamenaceo in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture...cit., in cui Antonio Martine compare come notaio nella stesura di una tregua tra Tommaso III, Teodoro di Monferrato e Giacomo d’Acaia. Qui si definisce de Dragonerio, publicus imperiali auctoritate notarius

[19] Edito in Muletti, Memorie...cit., il 15 giugno del 1398, Bergadano de Dragonerio.

[20] In un atto in cui Tommaso decide di riconfermare il privilegi e le libertà di cui le comunità della valle Maira già godevano, tra i testimoni compare Bergadano de Bonellis licentiato in legibus , vicario marchionatus Saluciarum […],edito in Muletti, Memorie...cit., pp. 227-229.

[21] Edito in Muletti, Memorie...cit., pp. 355-363, G. P. Moriondo, Monumenta Aquensia, Cod. Saluzzo II pag. 508 e in A. S. T. cat. 3, Testamenti ed altre dispsizioni dei marchesi di Saluzzo, mazzo 1, fasc. 12.

[22] Copia rilegata in volume e autenticata singolarmente in A.S.T., Corte, Monferrato ducato addizione, mazzo 1, fol. 60; in A.S.T., Corte, Ducato di Monferrato, mazzo 1, fasc. 44 e copia autenticata rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di saluzzo, cat 6 Scritture riguardanti le pretese del marchese di Saluzzo sul marchesato di Monferrato, mazzo 18, fasc. 138.

[23] Copia autenticata pergamenacea in A.S.T., 44-1-3 e regesto in tesi R. EANDI, doc. 29

[24] Edito in Muletti, Memorie...cit., pp. 232-235, documento del 16 febbraio 1398.

[25] 22, giugno 1413, due originali pergamenacei in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture....cit., mazzo 5, fasc. 21; copia cartacea tardo quattrocentesca ibidem.

[26] P. Cancian., La cancelleria di Amedeo VIII cit., p. 150

[27] Il 5 giugno 1399 Amedeo Falletti giura fedeltà a Tommaso. A rogare è un certo Manolinus Cuitinus che nella sottoscrizione si definisce “[...] de Dragonerio imperiali auctoritate notarius [...]”. Copia cartacea in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture...cit., mazzo 9, fasc. 1.45, fol. 161.

[28] Edito in Muletti, Memorie...cit., pp. 232-235, documento del 16 febbraio 1398.

[29] Vedi documento del 15 giugno 1398 Edito in Ibidem pp. 235-39.

 [30] Edito in ibidem, pp. 232-235, documento del 16 febbraio 1398.

[31] Da come si può notare dal documento del 2 dicembre 1407 redatto dal segretario Ludovicus dePariseto in cui dice nella sottoscrizione “[…] signumque meum apposui[…]”, edito in ibidem, pp. 310-11.

[32] Vedi originale pergamenaceo in A.S.T., Corte, Marchesato, cat.4, Investiture...cit., del 13 luglio 1412. Qui il rogatario è Henrietus Ravioli che si definisce notarius, mentre in un documento del 27 settembre 1400 conservato in copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture...cit., lo stesso notaio si definiva come secretarius et scriba

[33] Un esempio potrebbe essere quello di Giorgio Ravioli che troviamo già il 21 ottobre 1397 in qualità di notaio e il 21 febbraio 1413 riuscirà a coprire la carica di secretarius.

[34] Copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. IV, Investiture, omaggi, giuramenti....cit., mazzo 9, fasc. 1.45, fol. 159.

[35] Copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. IV, Investiture, omaggi, giuramenti....cit., mazzo 9, fasc. 1.45, fol. 161.

[36] Copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. IV, Investiture, omaggi, giuramenti....cit., mazzo 9, fasc. 1.45, fol. 163.

[37] Originale pergamenaceo in A.S.T., Corte, Provincia di Saluzzo, mazzo 3, fasc. 15.

[38] Originale pergamenaceo in A.S.T., Corte, Provincia di Saluzzo, mazzo 3, fasc. 16.

[39] Originale pergamenaceo in A.S.T., ., Marchesato di Saluzzo, cat. IX, Scritture riguardanti interessi particolari dei Marchesi di Saluzzo., m. 1, fasc. 18.

[40] Copia autentica cartacea cinquecentesca in A.S.T., Marchesato di Saluzzo, cat. IV, Investiture, omaggi, giuramenti..cit., m 9, fasc. 1.89, f. 253.

[41] Edito in D. Muletti, Memorie storico-diplomatiche cit., V, pp. 279-88, regesto in P. Camilla, Archivio storico, cit., riferimento nel Camilla stesso all’originale in A. C. S., cat. 12, mazzo 1, doc. 2 e regesto in tesi r. eandi, doc. 23.

[42] Copia rilegata in volume in A.S.T., Corte, Monferrato ducato addizione, mazzo 1, fasc.43 del 21 gennaio 1398.

[43] Ultima volta nel periodo di Tommaso; infatti il 12 febbraio 1417 Antonio Martine di Dronero in occasione dell’apertura del testamento di Tommaso III ne farà nuovamente uso definendosi scriba di Ludovico II. Questa comunque fu un’eccezione dato che negli anni successivi questa carica non si trova utilizzata.

[44] Copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 6, Scritture riguardanti...cit., mazzo 18, fasc. 138.

[45] Edito in Muletti, Memorie...cit., pp. 227-229.

[46] Copia cartacea rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture…cit., mazzo 9, fasc. 1.102, fol. 289.

[47] Edito in D. Muletti, Memorie…cit., V, p. 312.

[48] Originale pergamenaceo in A.S.T., ., Marchesato di Saluzzo, cat. 4, Investiture…cit., mazzo 5, facs.16.

[49] Il 21 febbraio 1413 in occasione della ratifica da parte di Tommaso III della tregua tra lui medesimo, il marchese Teodoro di Monferrato e il principe Giacomo d’Acaia è presente come testimone Giorgio Ravioli che si qualifica come segretario.

[50] Castelnuovo g., Ufficiali e gentiluomini….cit.,Milano 1994, p. 109

[51] A. Barbero, Il ducato di Savoia. Amministrazione e corte di uno stato franco-italiano, Roma-Bari 2002, a pag. 38 ci dice: «L’impressione che non si trattasse di un vero e proprio ufficio, vuoi perché ai segretari era consentita la pratica privata della professione notarile, vuoi perché anziché godere di un salario fisso erano pagati ad acta, deve essere temperata dalla constatazione che in tutti gli statuti dei conti e poi duchi di Savoia compaiono norme a regolamentare la loro posizione»

[52] Castelnuovo g., Ufficiali e gentiluomini….cit., Milano 1994, p. 111.

[53] baroni M. F., La cancelleria e gli atti dei Visconti, signori di Milano dal 1277 al 1447, in “Münchener beiträge (zur mediävistik und renaissance-forschung)”, München 1984, p. 463.

[54] Copia cartacea autenticata rilegata in volume in A.S.T., Corte, Marchesato di Saluzzo, cat. 6, Pretese del marchese di…cit., mazzo 1, fasc.51. L’occasione è l’affitto di una gabella concesso da Tommaso alla comunità di Verzuolo.

[55] La figura del segretario , così come la si sta delineando, viene ad essere simile, in alcuni suoi aspetti, alla figura dell’Episcopalis Curiae Notarius come è delineata da Giorgio Chittolini in un suo saggio. Questa era una figura assai duttile, abilitata e competente a svolgere funzioni molteplici trovavano fondamento nella caratteristica di persone publicae, titolari di pubblica fides. Vengono ad essere i collaboratori principali del vicario generale. Per queste figure si intravede una condizione sociale non mediocre e soprattutto la possibilità di avviare i figli, ma anche parenti più o meno stretti, a impieghi curiali o a carriere ecclesiastiche. I notai della diocesi rogavano anche per altre istituzioni e persone, ecclesiastiche e laiche, ma alcuni risultano impiegati continuativamente, in modo pressoché stabile, con compiti differenziati (notai del tribunale, scribi del vicario, ecc). Il doppio ruolo (pubblico-privato), l’uso della pubblica fides per convalidare gli atti, l’indipendenza dall’autorità pubblica, la provenienza dalla matricola cittadina, un compenso non fisso, ma a cottimo, le funzioni molteplici che svolgevano, la condizione sociale non mediocre, la possibilità di inserire propri familiari all’interno dell’apparato amministrativo sono gli elementi che accomunano le due categorie.Chittolini G., Episcopalis curiae notarius,

[56] baroni maria franca, La cancelleria e gli atti dei Visconti, signori di Milano dal 1277 al 1447, in “Münchener beiträge (zur mediävistik und renaissance-forschung)”, München 1984, pp. 456-483.

 

  

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