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Chioggia tra X e XII secolo

Il paesaggio rurale medievale è stato oggetto di numerosi studi che fin dalla metà del secolo scorso hanno individuato processi e tappe comuni per tutta l’Europa Occidentale. L’aspetto più ricorrente in questa analisi è stato il grande cambiamento delle campagne nel secolo XI, a cavallo del quale si realizzarono quei processi di grande trasformazione del territorio agrario identificabili nel nuovo impulso pervenuto dalla colonizzazione agricola per mezzo dell’avanzamento dei dissodamenti e dell’ampliamento delle terre destinate a coltura. Gli studi hanno però dimostrato l’esistenza di forti peculiarità regionali soprattutto nella cronologia e nella portata di tali fenomeni.

Nel presente studio si è cercato di dimostrare, prendendo a modello ideale l’agro chioggiotto, che tra X e XII secolo anche nel panorama veneziano si possono riconoscere alcuni di quei tratti di peculiare cambiamento nel regime della proprietà e in quello delle colture.

Particolare attenzione è stata rivolta alle principali questioni agrarie sollevate anche dalla storiografia europea, quali la riduzione a coltura degli incolti, le trasformazioni delle forme di amministrazione della proprietà fondiaria, l’importanza del commercio e il ruolo della città nell’organizzazione del contado.L’analisi si è basata sulla documentazione di due monasteri lagunari: San Giovanni Evangelista, collocato sull’isoletta giacente a sud dell’aggregato di Torcello, nella parte prospiciente Mazzorbo e Ss. Trinità e S. Michele di Brondolo, edificato sul litorale che dalla foce del fiume Brenta giunge al porto di Chioggia.

Le direttrici di intervento fondiario e patrimoniale di entrambi i monasteri miravano principalmente verso i territori di Chioggia.Il territorio del distretto clodiense venne definito per la prima volta in base alla confinazione sancita nel Pactum Clugiae del secolo XI. Il patto fu concordato tra il doge Pietro Tradonico e i Clodiensi e stabiliva che al di là dei due nuclei urbani principali Cluia Maior e Cluia Minor, i confini del distretto fossero delimitati a oriente dal litorale, che si protendeva dalla giurisdizione di Pellestrina fino a Brondolo; a meridione dalla località di Fossone, dalla riva sinistra dell’Adige e in parte dal territorio di Cavarzere; a occidente da una serie di isole fluviali e fertili terre che dividevano il distretto clodiense dall’entroterra padovano e trevigiano.I due monasteri presentano diverse scelte di gestione patrimoniale dettate soprattutto dalle forti ingerenze esterne, quali l’aristocrazia veneziana e la presenza italica, dal momento che i beni dei due monasteri si collocavano entro la zona di confine tra il territorio ducale e il territorio controllato dai Longobardi prima e dai Franchi in seguito.

Attraverso una serie di interventi di natura eterogenea si documenta già per la metà del XII secolo un paesaggio agrario, fatto principalmente di vigneti, di spazi incolti paludosi, boscosi e di saline, che sta per essere oggetto di un processo di mobilitazione fondiaria.Si riconosce al territorio di Chioggia e a i suoi abitanti un forte ruolo di autonomia nella gestione delle proprie risorse.

Tuttavia la presenza della città di Venezia si fa sentire, soprattutto nella partecipazione dei cittadini più facoltosi alla rinnovata spinta colonizzatrice del territorio clodiense. Il legame tra città e campagna si stringe grazie agli interessi patrimoniali che le più ricche famiglie cittadine conservano o riescono a crearsi nel territorio circostante. 

Le grandi famiglie veneziane infatti furono la parte attiva, assieme ai monasteri e alla massa dei coltivatori, dell’avanzamento e della rinnovata produttività del paesaggio rurale.Ma il clima entro cui si sviluppa tale miglioramento agricolo è composto da elementi diversi, espressione di una insolita vitalità economica. I documenti infatti rispondono a varie tipologie contrattuali, a volte particolari e del tutto originali: si sottoscrivono classici atti di enfiteusi, di vendita e di donazione pro remedio animae. A questi si mescolano atti di prestito su garanzia fondiaria che richiedono interessi onerosi, concessi sia da laici che da monasteri.

Il materiale documentario esaminato ha fatto sì che l’indagine risultasse a tratti articolata, soprattutto nel momento in cui si è presentato il dubbio di trovarsi di fronte a espedienti notarili, atti a mascherare negozi giuridici che permettevano scambi patrimoniali, piuttosto che espedienti monetari e commerciali.