E’ evidente come, quando si parla della yakuza, intendiamo riferirci a un fenomeno perfettamente integrato nella società nipponica. Risalendo alle sue origini storiche è chiaro come, anche se originata dal malessere sociale provocato dal governo Tokugawa, la yakuza non assunse le connotazioni tipiche del fenomeno rivoluzionario. Infatti, nonostante la forte ostilità nei confronti del bakufu, i suoi componenti non si trasformarono in istigatori delle masse contadine e non diventarono i capi delle rivolte.
Al contrario, i primi gruppi sembrano esprimere lo spirito cavalleresco di coloro che rubano ai ricchi per dare ai poveri. Le contraddizioni si accentuano quando si riscontra che essi si costruirono sulla base dell’ideologia che causò la loro estromissione. Modellandosi sulla base dei modelli feudali, i gruppi si svilupparono attorno a un organizzazione gerarchica ben delineata in cui ogni individuo si muove consapevole dello status occupato.
I valori della società dei samurai furono adattati al nuovo contesto sociale e la direzione della devozione, non più riservata al signore feudale, fu rivolta verso il benevolo oyabun. Quest’ultimo permette all’escluso di riconquistare il ruolo sociale di cui era stato ingiustamente privato e di ritrovare la propria individualità. La benevolenza ricevuta genera nel singolo un forte onere psicologico, evidenziato dalla devozione assoluta e dalla lealtà con cui egli si lega allo oyabun.
La diffusione del fenomeno fu agevolato dalla possibilità di migliorare la posizione del subordinato all’interno del gruppo, facendo di lui il potenziale oyabun. E’ evidente come la possibilità di migliore lo status sociale abbia da sempre esercitato un grande fascino sugli individui costretti a vivere ai margini della società.
E’ evidente come la mancanza di una ideologia politica ben definita abbia impedito al bakufu di intervenire per arginare il fenomeno. La richiesta di una collaborazione mirata soffocare le rivolte destabilizzanti, favorì la nascita di un legame basato sul reciproco opportunismo.
Riconoscendosi nei valori tradizionali e nell’ideologia nazionalista, la yakuza contribuì alla disfatta del bakufu. Successivamente, la centralizzazione del potere nella mani della corte imperiale, lo sviluppo economico e l’industrializzazione del XX secolo, provocarono cambiamenti nella mentalità della teppa nipponica. Dalla fine degli anni venti fino al 1945, la yakuza occupò un ruolo determinate nella politica imperialista con il suo sostegno ad una politica militarista e anticomunista.
In questi anni, gli yakuza si fecero promotori dell’ascesa economica del paese appoggiando la conquista della Manchuria e assicurando la piena occupazione della manodopera disponibile. Allo stesso tempo, in patria il governo usava la violenza degli yakuza per reprimere le idee comuniste e le rivendicazioni sindacali.
Con la fine della guerra e l’occupazione delle forze alleate, il fenomeno sembrò scomparire. In realtà, è proprio in questi ultimi che si formò la nuova criminalità organizzata. Mentre gli americani si preoccupavano di ricostruire il paese, i gruppi sopravissuti si erano riorganizzati e avevano ripreso i contatti con i le autorità nipponiche. Contemporaneamente, grazie al monopolio sul mercato nero e sul settore del divertimento, strinsero contatti con i militari americani, ben disposti a tollerare attività illecite in cambio di denaro.
Con la guerra fredda, il pericolo dell’ondata comunista spinse gli americani a rilasciare i criminali di guerra precedentemente condannati. Giustificazioni fittizie nascondevano la necessita di servirsi del loro radicato sentimento anticomunista e delle conoscenze criminali per costruire una coalizione contro le idee comuniste.
Il cambiamento della politica americana segnò l’inizio del sodalizio tra le autorità americane e Yoshio Kodama. Quest’ultimo, negli anni passati, aveva stretto solidi legami con il mondo della politica e con il crimine organizzato. Visti i presupposti, Kodama era l’intermediario ideale per richiamare gli yakuza,da sempre ostili alle idee comuniste, necessari per soffocare i movimenti sindacali.
La collaborazione con le istituzioni pubbliche fece della yakuza una forza indispensabile per la vittoria politica della destra. Infatti, in questi anni, si delinearono in modo netto e definitivo i rapporti tra PDL e crimine organizzato, pronto a intervenire per raccogliere voti con l’intimidazione.
E’ chiaro come le infiltrazioni nella politica e i rapporti nel campo economico, abbiano fatto della yakuza una delle organizzazioni più potenti ed elaborate del mondo. La maestria e la grande capacità di adattamento che da sempre li ha caratterizzati, le hanno permesso di stare sempre al passo con lo sviluppo economico del paese. Le conoscenze hanno agevolato l’uso del denaro sporco destinato a finanziare attività apparentemente legali. La yakuza moderna investe in borsa, gestisce raffinati country club, veste abiti firmati, indossa occhiali scuri e guida macchine lussuose.
Dietro l’immagine odierna si nasconde un organizzazione che, nonostante la modernizzazione, è riuscita mantenere vivi rituali, tradizioni e codice etico. Nonostante le misure repressive, essa seguita ad esercitare il suo fascino e a raccogliere il consenso popolare che ancora oggi, tende a considerali i loro eroici liberatori. Inoltre, dominando incontrastati sul crimine del paese, poiché contribuiscono a mantenere ordine e disciplina, la yakuza ha realizzato un tacito accordo con le forze dell’ordine che, considerato il basso tasso di criminalità, non hanno certo interesse a soffocare il fenomeno.